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Il fumo passivo e' un reale problema che l'europa ha deciso di affrontare
13/05/2005

Sempre più Il fumo passivo è avvertito dalle Istituzioni europee e da alcuni stati membri come problema di primaria importanza, in quanto costituisce un fattore grave di rischio per la salute e per l'ambiente.

Introduzione

Il fumo passivo è quello che i non-fumatori subiscono respirando il fumo di tabacco emesso nell'atmosfera ambiente da altri soggetti fumatori. Tale fumo è il risultato della combustione del tabacco e dell'aria espirata da chi fuma : solo il 15 % del fumo prodotto da una sigaretta è aspirato dal fumatore (fumo primario); il resto (fumo secondario) viene disperso nell'aria ambiente, dove può essere respirato da altre persone presenti.

Il fumo di tabacco contiene più di 4,000 sostanze chimiche di cui oltre 50 sono riconosciute cancerogene e più di 100 tossiche. Alcune di queste sostanze hanno un livello di concentrazione più elevato nel fumo secondario che nel fumo primario (ovvero quello inalato dal fumatore).

I pericoli del fumo passivo
Uno studio pubblicato nell'aprile 2004 sul British Medical Journal[1] mette in risalto gli effetti devastanti del fumo passivo. Secondo gli autori, esiste un rischio di mortalità maggiorato del 15 % per gli adulti che convivono con un fumatore anche se non hanno personalmente mai fumato. In maggio dello stesso anno, l'Agenzia Internazionale del WHO per la Ricerca sul Cancro ha inserito il fumo passivo nella categoria dei fattori cancerogeni per l'uomo e ha dimostrato che i livelli normalmente calcolati di esposizione involontaria al fumo avevano causato il cancro dei polmoni in persone che non avevano mai fumato[2]. L'Ente in questione ha altresì rivelato che le persone che convivono con dei fumatori corrono un rischio maggiore del 25% di soffrire di disfunzioni coronariche[2].
Inoltre il fumo di tabacco nuoce in modo particolare ai bambini nei quali determina un rischio accresciuto di infezioni dell'apparato respiratorio, di infezioni ricorrenti dell'orecchio, di crisi di asma, di ritardato sviluppo intrauterino, di scarso peso alla nascita e di morte improvvisa in culla. Senza contare gli spiacevoli disturbi che i non-fumatori possono avvertire in un ambiente fumoso, quali : tosse, mal di testa, irritazione degli occhi, nausea, difficoltà respiratorie ecc. E' stato stimato nel 2001 che nei soli 15 paesi dell'UE, l'esposizione al fumo secondario provocava dai 50.000 ai 100.000 decessi all'anno[3]
La Comunità Europea intende dotarsi alacremente di una politica di totale contrasto al fumo. Altre informazioni si possono trovare consultando i due siti internet indicati qui di seguito, che riportano molti articoli e notizie :
www.help-eu.com e: http://europa.eu.int/comm/../tobacco_en.htm

La Convenzione-Quadro WHO sulla Regolazione dell'uso del Tabacco (FCTC), che è il primo trattato mondiale sulla salute pubblica ed è stata adottata all'unanimità dai 192 stati membri del WHO il 21 maggio 2003, nel corso della 5a Assemblea Mondiale sulla Salute, costituisce il primo strumento legale internazionale ideato per ridurre su scala mondiale la mortalità e l'incidenza di malattie legate all'uso di tabacco. Entrato in vigore il 27 febbraio 2005, il trattato è stato sottoscritto dai 25 paesi dell'UE e ratificato da 13 di essi

Il quadro legislativo
A livello dell'Unione Europea, il fumo passivo è stato oggetto di una direttiva e di una raccomandazione. La direttiva riguardante la salute e la sicurezza sul posto di lavoro (n°89/391/EEC) stipula, in modo particolare, che “negli spogliatoi vengano installati sistemi idonei per la tutela dei non-fumatori contro il disagio causato dal fumo di tabacco ”. Nel 2002, inoltre, il Consiglio ha stilato una raccomandazione che invita gli stati membri a varare norme legislative atte a provvedere ad un'adeguata tutela contro il fumo passivo sui posti di lavoro, nei luoghi pubblici chiusi e sui trasporti pubblici.
Il quadro legislativo e le azioni intraprese dagli stati membri per ridurre gli effetti dannosi del fumo passivo variano da un paese all'altro. L'Irlanda e la Norvegia sono attualmente gli unici paesi dove vige un totale divieto di fumo in tutti i posti di lavoro, inclusi i bar e i ristoranti. L'obiettivo è : proteggere i lavoratori dall'esposizione ad un'atmosfera carica di fumo, quindi tutelare la loro salute. In Irlanda il divieto è rispettato nella misura del 94% in tutti i settori interessati. Infatti, un fumatore su cinque non fuma più in presenza di altri. I fumatori irlandesi affermano anche di fumare meno a casa, il ché significa che la legge ha reso la popolazione consapevole degli effetti dannosi del fumo passivo.
La maggior parte degli stati membri dell'UE hanno optato per una legge che vieti il fumo di tabacco nei luoghi pubblici. Altri stati come l'Irlanda, l'Italia, Malta, la Finlandia, i Paesi Bassi e la Svezia, hanno vietato il fumo sui posti di lavoro ma non tutti hanno esteso il divieto agli alberghi e all'industria del catering. Numerosi paesi (Francia, Belgio, Polonia, Ungheria, Estonia, Finlandia) hanno dato facoltà a questo settore di creare delle zone fumatori e non-fumatori.

Ostacoli posti alla messa in applicazione delle leggi
Esiste un problema di assenza od inefficacia delle ispezioni e delle sanzioni, che dovrebbero essere intensificate. Il concetto di spazio fumatori è vago e di difficile applicazione, oltre a non tutelare la salute poiché il fumo nello spazio fumatori può mescolarsi con l'aria dello spazio non-fumatori. Il divieto totale rimane la soluzione migliore. Se il divieto totale non è praticabile, un'alternativa per lo spazio fumatori è un locale chiuso.

Azioni specifiche che si potrebbero attuare per promuovere il divieto di fumo
Tra il momento in cui una legge contro il fumo passivo è votata e quello in cui entra effettivamente in applicazione, dibattiti, inchieste e articoli nella stampa possono contribuire utilmente a sensibilizzare le popolazioni ad una maggior consapevolezza (Svezia, Spagna, Francia, Belgio ecc.).

Strumenti a supporto delle leggi anti-fumo passivo
Oltre ad adottare una legge come strumento regolatore primario, l'Irlanda e Malta hanno dispiegato un'ampia gamma di strumenti atti ad aiutare i loro cittadini ad adeguarsi, ad esempio :
- Una linea telefonica che fornisce informazioni sulla nuova legge e impartisce consigli per smettere di fumare (“Quitline”) (il cui numero, a Malta, è stampato sui pacchetti di sigarette).
- Una campagna di promozione condotta su numerosi mezzi in tutto il paese, prima dell'entrata in vigore della legge.

Gli effetti positivi di una legislazione anti-fumo sono stati comprovati da numerosi studi. Nel 2002, il British Medical Journal ha dimostrato che una messa al bando totale del fumo nei posti di lavoro induce i fumatori a ridurre il loro consumo di tabacco del 29 %. [5]

Conclusioni

E' opportuno cercare di estendere le restrizioni sul fumo passivo (come quelle vigenti in Irlanda) al resto dell'Europa?

E' altamente auspicabile che tutti i governi seguano l'esempio irlandese e vietino il fumo nei locali frequentati dal pubblico e nei luoghi di lavoro. Il divieto tutelerà non solo i lavoratori ma anche i clienti dall'esposizione agli elementi dannosi e cancerogeni contenuti in un'atmosfera inquinata da fumo di tabacco. Porre l'accento sulla prevenzione come l'hanno fatto alcuni articoli recenti (ad esempio: la riflessione pubblicata a sostegno della nuova strategia per la salute dell'UE 2004) che sostengono i vantaggi del divieto di fumo nei luoghi pubblici e sui posti di lavoro, sarebbe di grande ausilio per giungere ad un cambiamento consapevole, illuminato ed efficace!
L'auspicio è di vedere incoraggiare sempre più azioni positive ispirate da questo principio da parte della Commissione e dei governi nazionali, opponendo dei fatti accertati alle affermazioni semplicistiche contenute negli appelli delle solite lobby industriali ad una legislazione meno severa sul tabacco!

Scambio di dati per un'azione positiva
L'attenzione della maggioranza degli stati membri impegnati a rivedere le loro leggi è rivolta all'Irlanda, a Malta e alla Norvegia. Risulta evidente che un divieto totale è più facile da fare applicare che non una semplice restrizione del diritto di fumo che crea confusione e contestazioni tra fumatori e non-fumatori. Il rispetto della legge ha raggiunto un livello più elevato in Irlanda e in Norvegia da quando il divieto totale è entrato in vigore nel 2004.

Fonti:
[1] Sarah E Hill, “Mortality among never smokers living with smokers” (Mortalità tra le persone che non hanno mai fumato ma convivono con fumatori), British Medical Journal, 05.04.2004.
[2] WHO International Agency for Research on Cancer. (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) - Monograph on the evaluation of the risk to humans: tabacco smoking and involuntary smoking. (Monografia sulla stima del rischio per gli esseri umano del fumo passivo e involontario) Lione, Francia 2004; Vol 83. htpp://monographs.iarc.fr
[3] British Medical Association (2002). Towards Smoke-Free Public Places (Verso il divieto di fumare nei luoghi pubblici). Londra, UK, Novembre. www.bma.org.uk
[4] Raccomandazione del Consiglio d'Europa del 2 Dicembre 2002 sulla prevenzione contro il fumo e sulle iniziative per incrementare il controllo sul tabacco (2003/54/EC), Gazzetta Ufficiale Europea L 022, 25/01/2003 P. 0031 - 0034.
[5] Fichtenberg and Glantz (2002). Effect of smoke-free workplaces on smoking behaviour: (Effetti sul comportamento dei fumatori nei posti di lavoro dove vige il divieto di fumo) Systematic Review, BMJ vol.325, 27 Luglio.

Commenti:
- Il testo di questo comunicato per la stampa è basato su documentazioni redatte da esperti, messe a disposizione dai membri della Rete Europea per la Prevenzione contro il Fumo (Aprile 2005).
- “Le affermazioni in esso contenute non possono in alcun caso essere considerate espressione della posizione ufficiale della Commissione Europea"
- I richiami e le fonti citati fanno parte integrante del corpo del testo.
- Nel quadro della nuova campagna contro il fumo “HELP (AIUTO) – Per una vita senza il tabacco” lanciata dalla Commissione Europea, verranno diffusi periodicamente (da Aprile a Novembre) altri comunicati stampa contenenti dati pertinenti, relativi alla salute, al fine di consentire ai media di affiancare, estendere ed intensificare le iniziative intraprese dalla campagna di aiuto "HELP".

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